Stella del mattino, stella della sera

In una valle verdeggiante il vento soffiava portando lontane notizie.

Era tempo di raccolto, il grano era maturo. Gli uomini si stavano preparando all’ultimo lavoro, poi ci sarebbe stata la festa, la celebrazione dei matrimoni.

Il vecchio del villaggio si preparava a scegliere un giovane allievo, i contadini sceglievano le bestie migliori da poter preparare per i festini.

Tutto il villaggio era in subbuglio.

C’era una giovane ragazza che sognava ad occhi aperti mentre la gente correva a destra e a sinistra tutta indaffarata, lei si allontanò dal villaggio e si diresse verso un piccolo specchio d’acqua che si creava con le prime alluvioni.

Lei era un’ anima solitaria, le piaceva riflettere vicino allo specchio d’acqua, vicino a questo specchio che rifletteva il cielo, il mondo oltre le nuvole, i suoi occhi. Lei sapeva che tra l’acqua, il suo mondo ed il cielo c’era un legame segreto e misterioso che lei non riusciva a decifrare ma che riconosceva in cuore suo anche se non ne sapeva ancora il nome.

Presto si addormentò vicino al laghetto. Stava sognando di poter capire il canto degli uccelli, il vento e di poter con la sua volontà dare forma alle nuvole.

Si accorgeva a volte di essere in un mondo diverso mentre sognava, e in quel mondo lei creava, lei cambiava molte cose, cambiava la sua vita, cambiava gli eventi e cambiava il cuore degli uomini.

Quella volta si svegliò mentre la luna brillava ancora alta nel cielo e molte stelle intorno a lei canticchiavano l’inno della notte. Ma si accorse quella notte di capire le parole di quell’arcano canto.

Tra sorpresa e stupore, la ragazza ascoltava e vedeva anche le stelle danzare. E mentre il cielo si rifletteva nel blu dei suoi occhi, il vecchio del villaggio stava arrivando,con il suo bastone, la sua barba lunga e una brocca vuota in mano.

– “Cara ragazza, sei venuta anche tu a catturare le stelle?” chiese il vecchio.

– “A catturare le stelle?” ripeté la ragazza sorpresa.

– “Ma certo! Non vedi che l’acqua riflette le stelle? Se io prendo l’acqua mentre le stelle si riflettono , io posso rubare il loro potere!” ripose lui.

“Cosa significa?” chiese di nuovo la ragazza.

– “Cosa senti? Cosa senti ora?” chiese lui scrutando il suo sguardo.

– “Sento un canto” disse esitante.

– “Brava! È proprio questo canto il potere delle stelle! Vedi, il canto viaggia dal loro cuore fino al cuore della Terra ma per arrivarci deve passare per l’acqua perché l’acqua è uno specchio e filtra attraverso la terra. L’acqua accoglie e porta il canto fino al cuore della Grande Madre. Per questo se prendo un po di questa acqua, prendo l’acqua che contiene il canto delle stelle e questa ha un enorme potere, figlia mia.

– “Quale potere ha questa acqua, Maestro?” chiese la ragazza incuriosita.

– “Non so se è il caso di raccontarti tutte queste cose ora, ma se vuoi scoprirne il potere, vienimi a trovare domattina all’alba. Ne riparleremo! Fai dolci sogni, figliola” disse il vecchio congedandosi.

E il vecchio se ne andò, aiutato dal suo bastone e con la brocca nell’altra mano prendendo ben cura di non rovesciarne nemmeno una goccia e lasciando la ragazza pensierosa e riflessiva.

Lei decise di andare a dormire a casa, nel suo letto più confortevole di certo dell’erba vicino al laghetto.

Quando cantò il gallo, saltò giù dal letto, salutò sua famiglia con un bacio e corse verso la casa del vecchio alzando un polverone dietro di sé. Arrivo col il fiato corto sull’uscio e bussò tre volte alla vecchia porta di legno.

Il vecchio con gli occhi ancora pesanti dal sonno la vide, non disse niente tuttavia aveva un enorme sorriso stampato in faccio ed era il più bel saluto che quella mattina, la ragazza ebbe.

La fece entrare e la invito a sedersi su una vecchia sedia, le propose una tisana con le erbe che lui aveva raccolto in autunno che lei accettò di buon cuore.

E mentre bevevano quella tisana corroborante, il vecchio le disse: “Ho cercato per molto tempo un allievo in questo villaggio: qualcuno in grado di sentire quello che gli altri non sentono. Ma quando gli uomini alzano gli occhi al cielo vedono solo a metà. C’è molto di più di quello che uno può vedere ma nessuno fino adesso era riuscito a sentire la voce delle stelle.

Sono molto contento, figliola, di vederti qui questa mattina. Metti finalmente fine alla mia ricerca e io ti insegnerò quello che so!

Vedi queste erbe?” Disse il vecchio sporgendole un mazzetto di erbe colorate dal profumo inebriante. “Non sono solo rinfrescanti e buone da gustare, ma aprono gli occhi, le orecchie, le mani e il cuore. Ti aiutano a vedere in modo diverso: ti sarà possibile provare il mondo come lo fanno gli orsi, le api; ti sarà possibile sentire il battito della Terra come lo fanno gli alberi attraverso le loro radici… E ti sarà finalmente possibile capire il vero significato del canto che tu hai sentito questa notte.” disse sorseggiando la sua tisana.

Ogni stella, vedi, è un mondo. Non sono solo dei puntini, sono mondi come questo: enorme e infinito nelle forme di vita, spesso molto diverse rispetto a quello che conosciamo, ma ogni forma di vita è un sapere e quindi queste stelle cantano la loro conoscenza… Come la nostra Madre canta nella notte anche lei al Sole e alle sue sorelle il canto di vita che lei porta in grembo.

Cosi il canto delle stelle di notte è un canto di vita carico di conoscenza e a volte questa conoscenza si disperde nella nostra acqua, per questo di notte le vado a raccogliere: perché l’acqua è uno specchio che ti aiuta a riflettere e quando tu sei in grado di riflettere il mondo e non più te stessa nel riflesso dell’acqua, allora succedono molte cose…” concluse il vecchio.

La ragazza era affascinata da quello che diceva il vecchio anche se non ne capiva del tutto il senso ma il suo cuore sussultava ad ogni parola e lei provava sensazioni curiose, vedeva cose che per lei non avevano molto senso ma erano belle e si sentiva vibrare…

Così cominciò il suo addestramento con il vecchio: ogni notte lei si specchiava nell’acqua. Il vecchio le diceva di specchiarsi fino a quando lei sarebbe sparita. Ma lei continuava a vedere i suoi capelli biondi, la sua pelle chiara, le lentiggini e i suoi occhi azzurri.

Passavano le notti, passarono i mesi e lei continuava a specchiare se stessa in quell’acqua; in quello specchio lei rifletteva e rifletteva, rifletteva solo se stessa e si chiedeva cosa mai avrebbe dovuto vedere? Come sarebbe stato possibile sparire di fronte a questa acqua?

Il vecchio intanto la osservava e salmodiava a volte alcuni canti in una lingua che lei non conosceva.

Un giorno le chiese il significato di tutto questo cantare e lui risposte solo: “Mi aiuta solo a fare il vuoto”.

– “Il vuoto?” chiese lei.

– “Come fai a riempire, o a raccogliere qualcosa con qualcosa che è già pieno, figlia mia? Se vai al lago con una brocca piena, come farai a tornare a casa con l’acqua del lago?” ripose lui.

Queste parole ebbero un effetto particolare su di lei.

Si rese conto che in effetti bisognava prima svuotare per poi riempire. Allora posò la ciotola con l’acqua del lago e disse orgogliosamente al vecchio maestro: “Ho capito adesso come fare per non specchiarmi più nell’acqua!” e svuotò la ciotola della sua acqua per la finestra e la rimise vuota al suo posto dicendo trionfante: “Vede, non mi specchio più nell’acqua, l’acqua non c’è più!” replicò.

Il vecchio rimase sbigottito per un attimo dalla risposta sfrontata della ragazza ma poi scoppiò a ridere, a ridere fino alle lacrime!

Sei creativa ma non hai trovato la soluzione. Cerca ancora e tanto che ci sei, prendi la brocca e vai al lago a riempirla!” ordinò asciugandosi le lacrime con la sua manica.

Un po’ indispettita e delusa, la ragazza prese la brocca sbuffando e si diresse verso il laghetto.

La notte era meravigliosa. C’era una leggera brezza che portava il profumo del grano maturo e dei frutti che stavano maturando: mele e pere sugli alberi, uva, melograni…

Le stelle brillavano, cantavano e danzavano nel cielo.

Lei andò lentamente fino al laghetto godendosi la meraviglia di quella notte. S’inginocchiò per riempire la brocca e cominciò a riempirla con l’acqua del lago.

L’acqua formava delle increspature e cosi le stelle facevano delle onde ma nel cielo non si muovevano. Riempii la brocca e si mise a pensare, con la mano si mise a creare delle piccole onde così non si specchiavano più le stelle ma si vedevano solo le onde.

Nel cielo le stelle non si muovevano, stavano li ad osservare la ragazza.

Lei continuava a pensare…

Ho svuotato, ho riempito, ho smosso ma io mi rifletto ancora…

E lei rifletteva con accanto a sé la brocca.

Il vuoto non può specchiarsi, solo il pieno si specchia. Non devo svuotare l’acqua, devo svuotare me stessa!”disse con fervore come se si fosse accesa un fuoco in lei.

Alzò gli occhi al cielo e vide una stella cadere lontano.

Come posso svuotare me stessa?” Si chiese.

E così guardò il cielo di nuovo in cerca di risposte.

Aveva capito che le stelle si vedevano perché loro erano luminose nella notte oscura e cosi capii che per non specchiarsi più lei doveva essere proprio come la notte: talmente profonda da sembrare vuota, talmente scura da poter lasciar spazio solo alla luce, talmente grande da sembrare assente.

E cosi osservando il suo riflesso nel lago si perse nei suoi occhi, si perse nell’oscurità del suo mondo interiore e non vide più se stessa. Lei vide il buio come un enorme grembo e poi quel buio non era più solo buio perché cominciò a danzare intorno ad una scintilla, girava intorno alla luce, e la luce intorno al buio fino a quando ci fu il primo bacio…

Quando lei aprì gli occhi, rimase sconvolta! Non credeva ai suoi occhi…

Di fronte a lei c’era lei stessa, luminosa come una stella.

E la stella cominciò a ballare con la ragazza sopra il lago.

Danzarono tutta la notte e durante quelle ore, la ragazza imparò moltissime cose sulla sua stella.

Quando tornò all’alba, alla casa del vecchio, lui la guardò sorridendo e disse:

Finalmente! Hai le stelle negli occhi! Ora possiamo cominciare a lavorare seriamente…

Fine

Storia originale scritta da Sandra Saporito (agosto 2016). Tutti i diritti riservati.

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